Il borgo dove le tradizioni albanesi sono ancora vive nel cuore della Calabria (Cività)

Il borgo dove le tradizioni albanesi sono ancora vive nel cuore della Calabria

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Redatto da Lorenzo

6 Novembre 2025

Incastonato tra le aspre vette del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata, sorge un borgo che custodisce un’anima antica e sorprendente. Civita, con i suoi circa seicento abitanti, non è solo un balcone panoramico affacciato sulle vertiginose Gole del Raganello, ma è soprattutto uno scrigno di tradizioni, lingua e costumi che affondano le radici in una terra lontana: l’Albania. Visitare questo luogo significa intraprendere un viaggio che trascende la geografia, un’immersione in una storia di resilienza e identità culturale che sopravvive intatta da oltre cinquecento anni, offrendo un’esperienza unica nel cuore del sud Italia.

Scoprire Civita, un viaggio nel cuore delle tradizioni albanesi 

Un borgo sospeso nel tempo

Arrivare a Civita è come varcare una soglia invisibile. Le strade strette e tortuose, le case in pietra addossate le une alle altre e i silenzi rotti solo dal soffio del vento che risale dalle gole creano un’atmosfera di quiete quasi surreale. Il borgo è uno dei punti di accesso privilegiati al Parco Nazionale del Pollino, il più grande d’Italia e patrimonio dell’UNESCO, un paradiso per gli amanti del trekking e della natura incontaminata. Qui, il ritmo della vita sembra rallentare, invitando i visitatori a riscoprire il piacere di un’esistenza più semplice e autentica, lontana dalla frenesia delle grandi città.

L’ospitalità come valore fondante

Negli ultimi anni, la tranquillità e la bellezza di Civita hanno attratto un numero crescente di persone, alcune delle quali hanno scelto di stabilirsi qui temporaneamente per assaporarne lo stile di vita. Questo rinnovato interesse ha dato impulso a iniziative di turismo sostenibile e solidale, spesso portate avanti con passione da gruppi di residenti, in prevalenza donne, determinati a valorizzare il proprio patrimonio. L’obiettivo è chiaro: promuovere un’accoglienza che non sia solo commerciale, ma un’autentica condivisione della cultura arbëreshë, facendo sentire ogni visitatore non un semplice turista, ma un ospite gradito. Questa apertura verso l’esterno è la chiave per mantenere vive le tradizioni, proiettandole nel futuro.

La riscoperta di questi valori ha radici profonde, che affondano in una storia di migrazione e orgogliosa conservazione delle proprie origini.

Le origini albanesi di Civita

La fuga dall’Impero Ottomano

La storia di Civita e delle altre comunità arbëreshë d’Italia è una saga di coraggio e determinazione. Tutto ebbe inizio nel XV secolo, dopo la morte del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, eroe nazionale albanese e simbolo della resistenza contro l’avanzata dell’Impero Ottomano. Con la caduta dell’ultimo baluardo cristiano, migliaia di albanesi furono costretti a fuggire dalla loro patria per non rinunciare alla propria fede e alla propria cultura. Molti di loro trovarono rifugio nel sud Italia, dove fondarono nuovi insediamenti o ripopolarono borghi abbandonati, portando con sé un bagaglio di tradizioni che avrebbero custodito gelosamente per secoli.

Una cultura che resiste

Ciò che rende straordinaria l’esperienza arbëreshë è la capacità di aver preservato la propria identità in modo così vivido. A Civita, questa eredità si manifesta in ogni aspetto della vita quotidiana. Le testimonianze di questa unicità sono numerose:

  • La lingua: l’arbëresh, un’antica variante dell’albanese, è ancora parlata correntemente dagli abitanti, un suono melodioso che echeggia tra i vicoli del borgo.
  • La religione: la comunità pratica il rito greco-bizantino, una particolarità nel contesto cattolico italiano. Le chiese si distinguono per la presenza dell’iconostasi, una parete lignea decorata con icone sacre che separa il presbiterio dai fedeli.
  • I costumi: durante le feste più importanti, le donne indossano i sontuosi e coloratissimi abiti tradizionali, testimonianza di una raffinatezza artigianale tramandata di generazione in generazione.

Questa forte identità culturale si esprime in un dialogo costante con l’ambiente circostante, un connubio perfetto tra uomo e natura.

Tabella comparativa degli elementi culturali

Elemento CulturaleDescrizione Arbëreshë a CivitaContesto Calabrese Circostante
LinguaArbëresh, una variante antica della lingua albaneseDialetti calabresi di ceppo romanzo
Rito ReligiosoGreco-bizantino, con iconostasi e canti specificiRito latino-cattolico tradizionale
Costumi TradizionaliAbiti riccamente decorati (“valljes”) usati nelle cerimonieAbiti e usanze tipiche della tradizione contadina calabrese

Civita: tra natura e cultura

Il Parco Nazionale del Pollino

Civita è una porta d’accesso a un territorio di eccezionale valore naturalistico. Il Parco del Pollino offre scenari mozzafiato, che spaziano dalle vette imponenti ai boschi secolari popolati da specie rare come il pino loricato, albero simbolo del parco. I sentieri che partono dal borgo si snodano attraverso paesaggi che cambiano a ogni stagione, offrendo opportunità uniche per escursioni, birdwatching e fotografia naturalistica. Vivere Civita significa anche immergersi in questa natura potente e selvaggia, che ne costituisce la cornice e l’essenza.

Le Gole del Raganello

Proprio sotto il borgo, il torrente Raganello ha scavato nei millenni un canyon spettacolare, una delle formazioni geologiche più impressionanti del sud Italia. Le Gole del Raganello, con le loro pareti rocciose a strapiombo e le acque cristalline, rappresentano una sfida per gli appassionati di torrentismo e un’attrazione irresistibile per chiunque ami i paesaggi grandiosi. La vista dal belvedere di Civita è semplicemente indimenticabile e permette di cogliere la maestosità di quest’opera d’arte della natura.

Questa natura imponente e a tratti misteriosa ha ispirato racconti e leggende, come quelle che avvolgono uno dei monumenti più iconici del territorio.

I luoghi da non perdere a Civita

Il centro storico e le case Kodra

Passeggiare per il centro storico di Civita è un’esperienza affascinante. I vicoli stretti, le piazze raccolte e gli scorci improvvisi sulle gole creano un labirinto suggestivo. Una delle peculiarità architettoniche più curiose sono le cosiddette “case Kodra”, abitazioni la cui facciata ricorda un volto umano. Le finestre diventano gli occhi, la porta d’ingresso la bocca e il comignolo il naso. Questa architettura antropomorfa, quasi fiabesca, aggiunge un ulteriore tocco di magia al borgo, rendendolo un luogo unico nel suo genere.

Il Museo Etnico Arbëresh

Per comprendere appieno la ricchezza della cultura locale, una visita al Museo Etnico Arbëresh è d’obbligo. Allestito in un antico palazzo del centro, il museo raccoglie oggetti della vita contadina, strumenti di lavoro, documenti storici e, soprattutto, una magnifica collezione di costumi tradizionali. È un viaggio nel tempo che permette di toccare con mano la storia e l’identità di questa comunità, un tributo alla tenacia di un popolo che non ha mai dimenticato le proprie radici.

Il legame con il passato e il mistero si fondono in modo esemplare nella struttura più famosa che collega le due sponde del torrente Raganello.

Le leggende intorno al Ponte del Diavolo

Un’opera di ingegneria audace

Sospeso a grande altezza sopra il torrente Raganello, l’antico Ponte del Diavolo è una delle immagini più iconiche di Civita. Con la sua ardita arcata a schiena d’asino, questa struttura in pietra sembra sfidare le leggi della fisica. La sua costruzione, avvolta nel mistero, ha dato origine a numerose leggende che ne accrescono il fascino, rendendolo un luogo carico di suggestioni e racconti popolari tramandati oralmente.

Il patto con il maligno

La leggenda più famosa narra di un costruttore locale che, disperato per l’impossibilità di erigere un ponte su un punto così impervio, strinse un patto con il diavolo. Il maligno promise di costruire il ponte in una sola notte in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Il costruttore accettò, ma la sua astuzia fu più grande dell’inganno diabolico. All’alba, quando il ponte fu completato, invece di far passare una persona, fece attraversare una pecora. Il diavolo, furioso per essere stato beffato, cercò di distruggere il ponte con un calcio, lasciando secondo il racconto un’impronta sulla roccia e scomparendo per sempre tra i fumi dell’inferno.

Queste narrazioni popolari sono solo uno degli aspetti di una cultura ricca e complessa, che si manifesta anche in forme d’arte e architettura uniche.

Culture e architetture uniche di Civita

I comignoli parlanti

Un altro elemento distintivo dell’architettura di Civita sono i suoi comignoli. Lungi dall’essere semplici elementi funzionali, essi rappresentano veri e propri simboli. Le loro forme elaborate e diverse tra loro non erano casuali: raccontavano la storia della famiglia che abitava la casa, il suo status sociale e persino le sue origini. Un comignolo imponente poteva indicare una famiglia ricca, mentre forme più particolari potevano alludere a eventi specifici o a credenze scaramantiche. Osservare i tetti di Civita significa leggere un libro di storia a cielo aperto.

Gastronomia: sapori di due terre

La cultura di un popolo si esprime anche a tavola. La cucina di Civita è un delizioso incontro tra i sapori robusti della tradizione calabrese e le influenze della gastronomia albanese. I piatti tipici sono semplici ma gustosi, basati su ingredienti locali. Tra le specialità da non perdere ci sono la pasta fatta in casa condita con sughi di carne o legumi, le carni di agnello e capretto e i dolci a base di miele e frutta secca, che evocano profumi e sapori balcanici. Un’esperienza culinaria che completa il viaggio sensoriale in questa terra straordinaria.

Civita è molto più di un semplice borgo pittoresco. È la testimonianza vivente di come una comunità possa preservare la propria identità culturale attraverso i secoli, in perfetta armonia con un ambiente naturale di rara bellezza. Dalle sue origini albanesi alle leggende del Ponte del Diavolo, passando per l’architettura unica e i sapori della sua cucina, ogni angolo di questo luogo racconta una storia di resilienza e orgoglio. Un viaggio a Civita offre l’opportunità di scoprire un pezzo di Calabria autentico e inaspettato, un’eredità preziosa custodita tra le montagne del Pollino.

Lorenzo

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